1. Perché è diverso dall'adulto
Nello scheletro in crescita il punto debole non è il legamento: è l'osso. Le cartilagini di accrescimento e le apofisi — le zone dove i tendini si inseriscono — sono meccanicamente meno resistenti dei legamenti che le circondano.
La conseguenza pratica è che, a parità di trauma, dove un adulto riporta una distorsione un ragazzo riporta più spesso una frattura o un distacco. E che una caviglia gonfia in un dodicenne non è automaticamente "una storta": può essere una lesione della cartilagine di accrescimento, che sulla radiografia iniziale può anche non vedersi.
Questo non significa che ogni infortunio richieda esami. Significa che i criteri per decidere sono diversi da quelli dell'adulto.
2. Le lesioni più frequenti
Le lesioni da sovraccarico sono oggi le più comuni, e riguardano soprattutto le apofisi: il ginocchio nel giovane calciatore, il tallone nel bambino che corre, il gomito nel lanciatore, la schiena nella ginnasta. Non nascono da un trauma ma dalla ripetizione, e sono in aumento per una ragione precisa: la specializzazione precoce in un solo sport, praticato tutto l'anno senza pause.
Le distorsioni di ginocchio con gonfiore rapido meritano sempre un inquadramento. Le cause più frequenti in questa età sono la lussazione della rotula e la lesione del legamento crociato anteriore, che oggi si osserva anche in ragazzi con cartilagini di accrescimento aperte e che richiede tecniche chirurgiche dedicate a preservarle.
Le lesioni meniscali possono comparire dopo traumi minimi quando esiste una variante anatomica congenita, il menisco discoide, che si manifesta con scatti, blocchi o gonfiore ricorrente.
I distacchi apofisari del bacino sono tipici dello scatto o del calcio a vuoto nell'adolescente: dolore improvviso e impotenza funzionale, spesso scambiati per uno stiramento muscolare.
3. I segnali che richiedono una valutazione
- gonfiore del ginocchio comparso entro poche ore dal trauma;
- impossibilità di caricare il peso sull'arto;
- articolazione bloccata o che non si estende completamente;
- deformità visibile;
- dolore localizzato in un punto preciso dell'osso, che persiste a riposo;
- dolore notturno o che sveglia il bambino;
- un dolore da sovraccarico che non migliora dopo due o tre settimane di riduzione dell'attività.
Gli ultimi due meritano una nota: il dolore che compare a riposo o di notte, senza rapporto con l'attività, esce dalla traumatologia sportiva e richiede un inquadramento diverso.
4. Il trattamento e il ritorno allo sport
Le lesioni da sovraccarico rispondono quasi sempre alla modulazione del carico, non al riposo assoluto. Fermare completamente un ragazzo per settimane è raramente necessario e spesso controproducente: si perde condizione, e il problema si ripresenta identico alla ripresa. Il lavoro utile è ridurre temporaneamente il volume, correggere gli squilibri di flessibilità e forza, e ricostruire il carico in modo progressivo.
Per le lesioni acute che richiedono trattamento chirurgico, nel paziente in crescita la scelta della tecnica è condizionata dalla necessità di rispettare le cartilagini di accrescimento: esistono per questo varianti specifiche, diverse da quelle impiegate nell'adulto.
Il ritorno all'attività va deciso su criteri funzionali — forza, controllo del movimento, assenza di dolore e di apprensione — e non sul tempo trascorso. È la parte del percorso che viene più spesso saltata, ed è quella che determina se l'infortunio si ripeterà.
5. Una nota sulla prevenzione
Due misure hanno un effetto documentato e costano poco: variare le attività sportive nell'arco dell'anno, evitando la specializzazione precoce prima dell'adolescenza, e inserire nel riscaldamento programmi di controllo neuromuscolare, che riducono in modo misurabile le lesioni di ginocchio e caviglia negli sport di squadra.
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