Patologie · Piede del bambino

Il piede del bambino

La domanda più frequente riguarda il piede piatto. La risposta, nella maggior parte dei casi, è che non serve fare nulla.

1. Il piede piatto flessibile

L'arco plantare non è presente alla nascita. Si sviluppa gradualmente tra i tre e i sei anni, e il piede del bambino piccolo appare fisiologicamente piatto anche perché è presente un cuscinetto adiposo che scompare con la crescita.

Il piede piatto flessibile — quello in cui l'arco si forma quando il bambino si mette in punta di piedi o quando il piede non è in carico — è una variante della normalità presente in una quota rilevante della popolazione, anche adulta. Se non provoca dolore e non limita l'attività, non richiede trattamento.

Va detto con chiarezza perché genera molte prescrizioni inutili: non esistono evidenze che plantari, scarpe correttive o esercizi modifichino la forma dell'arco plantare in un piede piatto flessibile asintomatico. Un plantare può avere senso per attenuare un sintomo, non per costruire un arco che si formerà comunque o che comunque non si formerà.

2. Le forme che invece richiedono attenzione

Il piede piatto rigido, in cui l'arco non compare in nessuna condizione e il movimento del retropiede è limitato, è un quadro diverso. Nell'adolescente la causa più frequente è una coalizione tarsale, cioè un ponte osseo o fibroso tra due ossa del piede che ne blocca il movimento. Si manifesta con dolore, affaticamento e talvolta contrattura, e richiede un approfondimento con imaging dedicato.

Il piede cavo, con arco accentuato, merita sempre attenzione: soprattutto se asimmetrico o progressivo, può essere il primo segno di una condizione neurologica sottostante e richiede una valutazione che va oltre l'ortopedia.

Il piede piatto doloroso a qualsiasi età, e il piede che si modifica rapidamente, escono dalla fisiologia e vanno inquadrati.

3. Il piede torto congenito

È una malformazione presente alla nascita, in cui il piede appare ruotato verso l'interno e verso il basso. Si diagnostica alla nascita — spesso già in epoca prenatale — e si tratta precocemente.

Il trattamento di riferimento è il metodo Ponseti: una sequenza di gessi correttivi applicati settimanalmente nelle prime settimane di vita, seguita in genere da una piccola procedura sul tendine d'Achille e da un periodo di mantenimento con un tutore.

La parte determinante è quest'ultima, e va detta chiaramente ai genitori: il risultato dipende in misura decisiva dall'aderenza al tutore di mantenimento, che va utilizzato per il periodo indicato, in genere fino ai quattro-cinque anni con impiego notturno. La correzione ottenuta con i gessi tende a perdersi se questa fase viene abbreviata, ed è la causa più comune di recidiva.

Con un percorso condotto correttamente, la grande maggioranza dei bambini raggiunge un piede funzionale, indolore e capace di attività sportiva normale.

4. Altre condizioni frequenti

Il metatarso addotto è una deviazione della parte anteriore del piede verso l'interno, molto comune nel neonato, che nella maggioranza dei casi si risolve spontaneamente nei primi mesi.

Il cammino sulle punte è frequente nei primi anni. Quando persiste oltre i tre anni, è asimmetrico o si associa a rigidità del tendine d'Achille, richiede una valutazione, anche per escludere cause neurologiche.

La deviazione delle punte dei piedi, verso l'interno o verso l'esterno, dipende quasi sempre da torsioni di femore e tibia che si modificano con la crescita e raramente richiede trattamento.