1. A che cosa servono
Quando l'acetabolo non copre adeguatamente la testa del femore, il carico si concentra su una superficie ridotta. La cartilagine sopporta questa condizione per anni senza dare sintomi, poi cede: è il meccanismo con cui una displasia non corretta porta all'artrosi in età relativamente giovane.
L'osteotomia di bacino interviene su questo squilibrio, ridistribuendo il carico su una superficie più ampia. È per questo un intervento in larga parte preventivo, e la scelta del momento in cui eseguirlo è parte integrante della decisione.
Le indicazioni principali sono la displasia residua dopo trattamento di una displasia evolutiva dell'anca, la necessità di contenere la testa femorale nella malattia di Perthes, il progressivo scoprimento dell'anca nelle patologie neuromuscolari, e la displasia sintomatica dell'adolescente o del giovane adulto.
2. Le tre famiglie di intervento
Le tecniche descritte sono numerose, ma rispondono a tre logiche diverse.
Le osteotomie che riorientano l'acetabolo lo staccano dal bacino e lo ruotano per portarlo a coprire meglio la testa femorale, mantenendo la sua cartilagine articolare. Nel bambino si utilizza un'osteotomia sopra-acetabolare che sfrutta l'elasticità della sinfisi pubica; con la crescita, quando quella flessibilità si perde, sono necessarie tecniche che liberano l'acetabolo su più versanti. Nell'adolescente e nel giovane adulto la tecnica di riferimento è l'osteotomia periacetabolare, che consente correzioni ampie su più piani.
Le osteotomie che rimodellano l'acetabolo ne modificano la forma piegandone la porzione superiore verso il basso, sfruttando la cartilagine trirradiata ancora aperta come cerniera. Sono riservate al bambino, e non sono eseguibili una volta che quella cartilagine si è chiusa.
Le procedure di salvataggio creano una copertura aggiuntiva sopra la testa femorale quando l'anca non è più riducibile in modo congruente. Non ripristinano un'articolazione normale, ma migliorano la distribuzione del carico e possono rinviare di anni la protesi.
3. Perché l'età determina la scelta
È il concetto che vale la pena portare a casa da questa pagina. La cartilagine trirradiata — la struttura a tre bracci da cui l'acetabolo cresce — è aperta nel bambino e si chiude nella prima adolescenza. Finché è aperta consente rimodellamenti che dopo non sono più possibili; una volta chiusa, l'acetabolo ha raggiunto la sua forma definitiva e la correzione richiede tecniche diverse e più impegnative.
Questo non significa che intervenire presto sia sempre meglio. Significa che il ventaglio di opzioni cambia nel tempo, e che la pianificazione va costruita sullo sviluppo scheletrico individuale, non su un'età anagrafica.
4. Come si arriva alla decisione
La valutazione comprende l'esame clinico, radiografie del bacino sotto carico con misurazione degli indici di copertura, e in molti casi una risonanza magnetica per studiare la cartilagine articolare e il labbro acetabolare.
Un elemento spesso decisivo è la valutazione della congruenza articolare in abduzione, che consente di prevedere se la correzione produrrà effettivamente un contatto articolare migliore.
Va detto anche quando non si opera: in presenza di un'artrosi già avanzata, un'osteotomia non è più indicata, perché non può restituire una cartilagine che non c'è più.
5. Il decorso
Si tratta di interventi impegnativi, con un ricovero di alcuni giorni e un periodo di carico ridotto o assente che varia in genere dalle sei alle dodici settimane, a seconda della tecnica e dell'età.
Nel bambino può essere previsto un periodo con apparecchio gessato. I mezzi di sintesi vengono in molti casi rimossi in un secondo tempo, con un intervento breve.
Il recupero funzionale completo richiede diversi mesi. Il ritorno all'attività sportiva è possibile nella maggior parte dei casi, con tempi che vanno definiti individualmente.
6. Cosa aspettarsi
L'obiettivo di queste procedure è cambiare la traiettoria di un'articolazione, non risolvere un sintomo immediato. Quando l'indicazione è corretta e la cartilagine è ancora in buone condizioni, i risultati a lungo termine documentati sono soddisfacenti, con una quota rilevante di anche che a distanza di decenni non ha richiesto una protesi.
È un intervento che si propone quando c'è ancora qualcosa da preservare. È anche il motivo per cui la valutazione precoce di un'anca displasica ha senso anche in assenza di dolore.
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