1. Che cosa sono
Durante la crescita, nei punti in cui i tendini più potenti si inseriscono sull'osso esistono nuclei di accrescimento ancora cartilaginei. Sono aree biologicamente attive e meccanicamente vulnerabili: quando il carico ripetuto supera la capacità di adattamento, si infiammano.
Le più frequenti hanno un nome proprio e un'età tipica:
- la malattia di Osgood-Schlatter interessa la tuberosità tibiale, subito sotto la rotula, tra i dieci e i quindici anni, soprattutto in chi pratica sport con salti e cambi di direzione;
- la malattia di Sinding-Larsen-Johansson interessa il polo inferiore della rotula, in una fascia d'età leggermente precedente;
- la malattia di Sever interessa il tallone, tra gli otto e i dodici anni, ed è la causa più comune di dolore al calcagno nel bambino che corre;
- la malattia di Köhler e la malattia di Freiberg interessano il piede, la prima l'osso navicolare nel bambino piccolo, la seconda la testa del secondo metatarso nell'adolescente;
- il dorso curvo di Scheuermann interessa la colonna dorsale nell'adolescente e si manifesta con un atteggiamento incurvato che non si corregge volontariamente.
2. Come si manifestano
Il quadro è caratteristico: dolore localizzato in un punto preciso, che compare o peggiora con l'attività sportiva e si attenua con il riposo. Alla visita quel punto è dolente alla pressione, e nell'Osgood-Schlatter è spesso visibilmente più prominente rispetto al lato opposto.
Il dolore accompagna l'attività, non la precede e non la segue a distanza. È un dettaglio che conta, perché è ciò che distingue queste condizioni da altre.
3. Quando serve un approfondimento
Nella maggior parte dei casi la diagnosi è clinica e non richiede esami. Ci sono però situazioni in cui il quadro va approfondito:
- dolore presente a riposo o che sveglia il bambino di notte;
- gonfiore articolare, arrossamento o febbre;
- dolore che non migliora dopo alcune settimane di riduzione del carico;
- limitazione progressiva del movimento articolare;
- perdita di peso, stanchezza o malessere generale;
- età non compatibile con il quadro tipico.
Questi segnali non appartengono alle osteocondrosi e richiedono di escludere altre condizioni, tra cui infezioni e patologie di natura diversa. È il motivo per cui un dolore osseo che si comporta in modo atipico non va etichettato senza una valutazione.
4. Un caso a parte: l'osteocondrite dissecante
Merita una menzione separata perché ha un decorso diverso. Nell'osteocondrite dissecante un'area di osso sotto la cartilagine articolare — più spesso nel ginocchio o nella caviglia — perde temporaneamente vascolarizzazione e può, nei casi evolutivi, distaccarsi insieme alla cartilagine sovrastante.
Si manifesta con dolore profondo, gonfiore ricorrente e, nelle fasi avanzate, con scatti o blocchi articolari. Richiede una risonanza magnetica, perché la scelta del trattamento dipende dalla stabilità della lesione: quelle stabili in un ginocchio ancora in crescita guariscono spesso con la sola riduzione del carico, mentre quelle instabili o distaccate richiedono un intervento chirurgico.
5. Il trattamento
Per le osteocondrosi da carico il trattamento è conservativo e si basa su tre elementi: la riduzione temporanea del volume di attività — non la sua sospensione totale, che è raramente necessaria; il lavoro sulla flessibilità e sulla forza dei gruppi muscolari coinvolti; la ripresa progressiva.
Nella maggior parte dei casi i sintomi si risolvono con la chiusura delle cartilagini di accrescimento. Può residuare una prominenza ossea, in genere indolore, che non richiede trattamento.
Il messaggio che conta per una famiglia è duplice: si tratta di condizioni benigne e autolimitanti, ma il fatto che guariscano da sole non significa che un ragazzo debba convivere con il dolore per anni. Un percorso impostato correttamente riduce i sintomi e consente di continuare a praticare sport nel frattempo.
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