Patologie · Spalla

La lussazione di spalla nell'adolescente

Nell'adolescente sportivo la prima lussazione di spalla si comporta in modo diverso che nell'adulto: la probabilità che si ripeta è alta, e questo cambia la strategia.

1. Che cosa succede

La spalla è l'articolazione più mobile del corpo, e questa mobilità ha un prezzo in stabilità. La testa dell'omero appoggia su una superficie glenoidea poco profonda, ed è trattenuta soprattutto dalle strutture molli: il cercine, la capsula e i legamenti.

Nella lussazione anteriore — di gran lunga la più frequente — la testa omerale esce in avanti, tipicamente con il braccio abdotto ed extraruotato: un contrasto sportivo, una caduta, un gesto di tiro contrastato.

Nell'uscire, la testa omerale strappa il cercine dal bordo anteriore della glenoide. È la lesione che rende la spalla predisposta a rilussarsi.

2. Il problema dell'età

Il dato che orienta tutte le decisioni è questo: più giovane è il paziente, più alta è la probabilità che l'episodio si ripeta. Negli adolescenti sportivi le recidive dopo una prima lussazione traumatica sono la regola più che l'eccezione, con percentuali molto superiori a quelle osservate negli adulti.

C'è anche un aspetto cumulativo. A ogni nuova lussazione l'osso si consuma: si erode il bordo anteriore della glenoide e si approfondisce l'impronta sulla testa omerale. Oltre una certa perdita ossea, la riparazione dei soli tessuti molli non è più sufficiente e diventa necessario un intervento più complesso.

È il motivo per cui, in questa fascia d'età, aspettare che gli episodi si accumulino non è una scelta neutra.

3. La diagnosi

La radiografia va eseguita prima e dopo la riduzione: prima per confermare la direzione della lussazione ed escludere una frattura, dopo per verificare la corretta riduzione.

La risonanza magnetica, spesso con mezzo di contrasto intrarticolare, documenta la lesione del cercine e delle strutture capsulo-legamentose. Quando si sospetta una perdita ossea si aggiunge una TC con ricostruzione tridimensionale, che consente di quantificarla — e la quantificazione determina la scelta della tecnica.

4. Il trattamento

Dopo un primo episodio il percorso classico prevede un periodo di immobilizzazione seguito da riabilitazione, centrata sul recupero del controllo scapolare e della cuffia dei rotatori.

Nell'adolescente sportivo che pratica attività a rischio, però, la stabilizzazione precoce viene sempre più spesso considerata già dopo il primo episodio, proprio in ragione dell'alta probabilità di recidiva e del danno osseo che si accumula. È una decisione che si costruisce insieme alla famiglia, valutando lo sport praticato, il livello, le aspettative e quanto documentato dagli esami.

Dopo episodi ripetuti l'indicazione chirurgica è consolidata. In assenza di perdita ossea significativa si esegue la riparazione artroscopica del cercine; in presenza di perdita ossea rilevante si ricorre a tecniche che ricostruiscono il bordo glenoideo.

5. Un quadro diverso: l'instabilità senza trauma

Alcuni adolescenti presentano una spalla che si sublussa o si lussa senza alcun trauma significativo, spesso in entrambi i lati, in un contesto di lassità legamentosa generalizzata.

È una condizione distinta e va trattata diversamente: la riabilitazione mirata al controllo neuromuscolare è il trattamento di prima scelta e ottiene buoni risultati nella maggioranza dei casi. La chirurgia ha indicazioni limitate e va considerata solo dopo un percorso riabilitativo prolungato e ben condotto.

Distinguere le due forme è essenziale, perché operare un'instabilità atraumatica in un paziente iperlasso porta con frequenza a insuccesso.

6. Il recupero

Dopo la riparazione artroscopica il braccio viene protetto per alcune settimane, seguito da un recupero progressivo della mobilità e poi della forza.

Il ritorno agli sport di contatto o overhead si colloca in genere intorno ai cinque-sei mesi, sempre sulla base di criteri funzionali. Anticiparlo è uno dei fattori più chiaramente associati al fallimento della stabilizzazione.