Patologie · Ginocchio del bambino

Instabilità e lussazione della rotula nel bambino e nell'adolescente

Quando la rotula esce dalla sua sede: perché succede, quando è necessario preoccuparsi e quali sono oggi le possibilità di trattamento.

1. Che cos'è l'instabilità rotulea

La rotula è un piccolo osso a forma di scudo che scorre lungo un solco ricavato all'estremità del femore, chiamato troclea. Durante la flessione e l'estensione del ginocchio la rotula percorre questo binario, trasmettendo la forza del quadricipite alla gamba. È il sistema che permette di camminare, correre, saltare, salire le scale.

Si parla di instabilità rotulea quando la rotula tende a uscire da questo binario, spostandosi verso l'esterno del ginocchio. Quando la fuoriuscita è completa si parla di lussazione; quando è parziale, e la rotula rientra subito da sola, di sottolussazione.

È una condizione frequente nell'età della crescita. Colpisce soprattutto ragazzi e ragazze tra i dieci e i diciassette anni, con una prevalenza maggiore nel sesso femminile, e rappresenta una delle cause più comuni di emartro — cioè di ginocchio che si gonfia rapidamente — dopo un trauma sportivo in questa fascia d'età.

2. Perché la rotula esce dalla sua sede

Nella maggior parte dei casi la lussazione non è il risultato di un trauma violento. Il meccanismo tipico è un movimento di torsione: il piede resta fisso a terra, il corpo ruota, il ginocchio cede verso l'interno e la rotula scivola all'esterno. Succede giocando a calcio, a pallavolo, danzando, a volte semplicemente girandosi.

Il fatto che serva così poco per provocarla dipende dal fatto che, quasi sempre, esiste una predisposizione anatomica. Le più frequenti sono:

  • displasia trocleare, cioè un solco femorale poco profondo o addirittura piatto, che offre alla rotula un binario poco contenitivo;
  • rotula alta, che entra nel solco più tardi durante la flessione e resta quindi scoperta in una fase critica del movimento;
  • lateralizzazione della tuberosità tibiale, il punto in cui il tendine rotuleo si aggancia alla tibia, che devia lateralmente la trazione del quadricipite;
  • alterazioni torsionali e assiali dell'arto, come il ginocchio valgo o un'aumentata antiversione del femore;
  • lassità legamentosa costituzionale, spesso presente in tutte le articolazioni.

A questi si aggiunge un elemento acquisito: durante il primo episodio si lesiona quasi sempre il legamento femoro-rotuleo mediale (MPFL), il principale freno che trattiene la rotula verso l'interno. Una volta danneggiato, quel freno raramente torna efficace come prima. È il motivo per cui una prima lussazione rende più probabile la seconda.

Questa combinazione — una predisposizione anatomica preesistente più un legamento lesionato — è la ragione per cui l'instabilità rotulea va inquadrata come una condizione da studiare, non come un incidente isolato.

3. Come si manifesta

Il primo episodio è quasi sempre riconoscibile. Il ragazzo avverte un cedimento improvviso, spesso descritto come la sensazione che il ginocchio "sia uscito"; talvolta la rotula viene vista o percepita spostata verso l'esterno, e rientra da sola quando la gamba viene distesa. Segue un dolore intenso e un gonfiore che compare rapidamente, nell'arco di poche ore.

Negli episodi successivi il quadro può farsi più sfumato. Prevalgono:

  • la paura di appoggiare il ginocchio in certe posizioni;
  • un dolore anteriore che compare stando seduti a lungo o scendendo le scale;
  • la sensazione che il ginocchio possa cedere da un momento all'altro;
  • l'evitamento di alcuni gesti sportivi, che molti ragazzi cominciano a fare senza dirlo a nessuno.

Un sintomo merita attenzione particolare: il ginocchio che si blocca in una posizione e non si estende più. Può indicare la presenza di un frammento di cartilagine o di osso staccatosi durante la lussazione e rimasto libero nell'articolazione.

4. Quando rivolgersi allo specialista

Dopo un primo episodio di lussazione la valutazione specialistica è sempre indicata, anche quando la rotula è rientrata da sola e il dolore si è attenuato in pochi giorni. Il motivo non è il dolore in sé, ma la necessità di sapere se si è staccato un frammento e quali fattori predisponenti sono presenti: sono queste due informazioni a determinare tutto il percorso successivo.

Ci sono poi situazioni che richiedono una valutazione senza attendere:

  • il ginocchio resta bloccato e non si estende completamente;
  • il gonfiore è comparso entro poche ore dall'episodio;
  • gli episodi si ripetono, anche se lievi;
  • il dolore o l'insicurezza persistono oltre qualche settimana nonostante il riposo;
  • il ragazzo ha smesso spontaneamente di praticare la sua attività sportiva.

Vale la pena dire anche il contrario, perché è una preoccupazione comune tra i genitori: un dolore anteriore di ginocchio in un adolescente che cresce rapidamente, senza episodi di cedimento e senza gonfiore, nella grande maggioranza dei casi non è instabilità rotulea e ha cause diverse e più benigne.

5. Come si arriva alla diagnosi

La visita resta il momento centrale. Si valuta l'assetto complessivo degli arti inferiori in piedi e durante il cammino, la mobilità e il tono muscolare, il grado di lassità articolare, e si eseguono manovre specifiche che riproducono in modo controllato la sensazione di instabilità.

Gli esami servono a rispondere a due domande precise.

La radiografia documenta l'assetto osseo e la presenza di eventuali frammenti. Se si sospettano alterazioni degli assi si aggiunge una radiografia degli arti inferiori sotto carico.

La risonanza magnetica è l'esame chiave dopo un primo episodio. Mostra la lesione del legamento femoro-rotuleo mediale, individua le lesioni della cartilagine e i frammenti liberi che la radiografia non vede, e consente di misurare con precisione i fattori predisponenti: la profondità del solco trocleare, l'altezza della rotula, la distanza tra tuberosità tibiale e gola trocleare.

In casi selezionati, quando si sospetta un'alterazione torsionale, si aggiunge uno studio TC dedicato.

Queste misurazioni non sono un dettaglio tecnico: sono ciò che distingue un ginocchio destinato a non ricadere più da uno che ricadrà quasi certamente, e quindi ciò che orienta la scelta tra attendere e intervenire.

6. Il trattamento senza chirurgia

Dopo un primo episodio, in assenza di frammenti liberi nell'articolazione, il trattamento è conservativo. È l'indicazione standard, ed è corretta: una quota significativa di ragazzi non avrà mai un secondo episodio.

Il percorso prevede una fase iniziale di protezione con un tutore, per il tempo necessario a ridurre il dolore e il versamento, seguita dalla ripresa progressiva del carico e del movimento. La parte decisiva è però la riabilitazione, che non si limita al rinforzo del quadricipite. Il lavoro efficace comprende il controllo del bacino e dell'anca, perché è il cedimento del ginocchio verso l'interno durante il movimento — non la sola debolezza muscolare — a esporre la rotula.

Il ritorno all'attività sportiva richiede in genere tre-quattro mesi e va guidato da criteri funzionali: forza, controllo del gesto, assenza di apprensione. Non dal calendario.

7. Quando serve l'intervento chirurgico

È la domanda che i genitori portano a casa dopo la prima visita, ed è quella su cui vale la pena essere chiari.

L'indicazione è immediata quando durante la lussazione si è staccato un frammento osteocondrale libero nell'articolazione. In questo caso si interviene per rimuoverlo o, quando le dimensioni e la qualità del frammento lo consentono, per rifissarlo. Nel paziente in crescita la rifissazione va perseguita ogni volta che è tecnicamente possibile.

L'indicazione è consolidata quando gli episodi si ripetono dopo un percorso riabilitativo condotto correttamente e completato. La recidiva dimostra che i fattori anatomici prevalgono sul compenso muscolare, e a quel punto continuare con la sola fisioterapia significa esporre la cartilagine a danni che si accumulano nel tempo.

L'indicazione è oggetto di valutazione caso per caso già dopo un primo episodio, quando la risonanza documenta una displasia trocleare marcata o una rotula alta importante. In questi ginocchi la probabilità di recidiva è elevata, e attendere il secondo episodio comporta un rischio aggiuntivo per la cartilagine. È una decisione che si prende insieme alla famiglia, valutando il quadro complessivo, l'età, il livello di attività e ciò che l'esame ha mostrato.

Quali interventi, e perché l'età conta

Nel paziente in crescita la scelta della tecnica è vincolata dalla presenza delle cartilagini di accrescimento, che vanno preservate: un intervento corretto nell'adulto può causare, nel bambino, un arresto di crescita o una deformità.

La ricostruzione del legamento femoro-rotuleo mediale è oggi l'intervento di riferimento. Consiste nel ricreare il freno mediale utilizzando un tendine. Nel paziente scheletricamente immaturo si eseguono varianti che rispettano la cartilagine di accrescimento del femore, situata a pochi millimetri dal punto di inserzione naturale del legamento: è un intervento che richiede una tecnica dedicata e un controllo intraoperatorio accurato.

Gli interventi che agiscono sull'aggancio del tendine rotuleo alla tibia correggono la direzione di trazione, ma non possono essere eseguiti finché la cartilagine di accrescimento della tibia è aperta. Nel bambino più piccolo esistono alternative che agiscono sui tessuti molli senza toccare l'osso.

La trocleoplastica, che rimodella il solco femorale nelle displasie più severe, è riservata a casi selezionati e a crescita ultimata.

Nella maggior parte dei casi si tratta di procedure eseguite in day surgery o con una notte di ricovero.

8. Il recupero e il ritorno allo sport

Dopo l'intervento il ginocchio viene protetto con un tutore nelle prime settimane, con ripresa progressiva del carico. La riabilitazione inizia precocemente e procede per obiettivi: prima il recupero del movimento completo, poi la forza, infine il controllo del gesto sportivo.

Il ritorno alla corsa avviene indicativamente intorno al terzo-quarto mese; il ritorno agli sport con cambi di direzione e salti richiede in genere dai sei ai nove mesi. Anche qui i tempi sono indicazioni, non scadenze: si torna a giocare quando il ginocchio è pronto, verificato con test funzionali, non quando il calendario lo consente.

Il dato che conta per una famiglia è questo: nella grande maggioranza dei casi, un'instabilità rotulea trattata con un inquadramento corretto consente il ritorno alla vita e allo sport di prima, senza limitazioni.

I contenuti di questa pagina hanno finalità informative e non sostituiscono la visita medica. Ogni situazione clinica richiede una valutazione individuale.

Le nostre pubblicazioni su questo argomento

I contenuti di questa pagina riflettono l'attività di ricerca del nostro gruppo sulla patologia femoro-rotulea in età evolutiva.