Patologie · Traumatologia

Le fratture nel bambino

L'osso del bambino guarisce più in fretta e ha una capacità di correggersi che l'adulto non possiede. Ma alcune fratture richiedono attenzione proprio perché il bambino sta crescendo.

1. Un osso diverso

L'osso pediatrico è più elastico e circondato da un periostio più spesso e resistente. Di conseguenza si comporta in modo diverso: può incurvarsi senza spezzarsi completamente, o cedere solo su un versante — le cosiddette fratture a legno verde e le fratture da compressione, che nell'adulto non esistono.

Guarisce inoltre molto più rapidamente, e possiede una capacità di rimodellamento: nel tempo, l'osso corregge spontaneamente una parte della deviazione residua. È il motivo per cui molte fratture che nell'adulto richiederebbero un intervento, nel bambino si trattano con un gesso.

Questa capacità però non è illimitata. Dipende dall'età del bambino, dalla vicinanza della frattura alla cartilagine di accrescimento e dal piano su cui si è verificata la deviazione: alcune si correggono quasi completamente, altre non si correggono affatto. È una valutazione che va fatta caso per caso, e che determina la scelta tra trattamento con gesso e intervento chirurgico.

2. Le fratture che interessano la cartilagine di accrescimento

Sono la categoria che richiede più attenzione. La cartilagine di accrescimento è la zona da cui l'osso cresce in lunghezza, e una frattura che la attraversa può, in una minoranza dei casi, danneggiarla in modo permanente.

Le conseguenze possibili sono un arresto della crescita di quel segmento, con una differenza di lunghezza tra i due arti, oppure un arresto parziale, che genera una deviazione progressiva dell'asse.

Questo non significa che ogni frattura di questo tipo avrà problemi — la grande maggioranza guarisce senza conseguenze. Significa che richiede controlli prolungati nel tempo, in genere per dodici-ventiquattro mesi dopo la guarigione, per intercettare precocemente un eventuale disturbo di crescita, che è trattabile se riconosciuto in tempo.

È un punto che vale la pena spiegare ai genitori, perché la richiesta di controlli a distanza da un osso ormai guarito risulta altrimenti incomprensibile.

3. Le fratture del gomito

Meritano una menzione perché sono frequenti — tipicamente per caduta sulla mano tesa — e perché alcune, in particolare le fratture sovracondiloidee dell'omero, possono comportare un rischio per le strutture nervose e vascolari del braccio.

Sono situazioni che vanno valutate senza attendere. Un gomito deformato dopo una caduta, con dolore intenso e impotenza funzionale, va portato in pronto soccorso, evitando di manipolarlo.

4. Quando serve l'intervento

La maggior parte delle fratture pediatriche si tratta con immobilizzazione. L'intervento è indicato quando la deviazione supera i limiti che il rimodellamento può correggere, quando la frattura interessa una superficie articolare, quando è instabile, quando la cartilagine di accrescimento è coinvolta in modo che richiede una riduzione precisa, o quando esiste un rischio neurovascolare.

Le tecniche impiegate nel bambino sono in genere meno invasive di quelle dell'adulto: fili metallici percutanei o chiodi endomidollari elastici, rimossi a guarigione avvenuta.

5. Segnali che richiedono una valutazione immediata

  • deformità visibile dell'arto;
  • impossibilità di muovere o caricare;
  • pallore, freddezza o formicolio a valle del trauma;
  • dolore intenso e crescente sotto il gesso, non alleviato dagli analgesici;
  • ferita in comunicazione con la frattura.

Il dolore progressivo sotto gesso, in particolare, non va mai attribuito alla frattura: va rivalutato.

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