Patologie · Deformità degli arti

Dismetria degli arti e malformazioni congenite

Quando le due gambe non hanno la stessa lunghezza, la domanda non è solo se trattare, ma quando: il momento dell'intervento si calcola sulla crescita che resta.

1. La differenza di lunghezza degli arti

Una lieve differenza di lunghezza tra i due arti inferiori è comune e priva di significato clinico: si stima che una quota rilevante della popolazione ne presenti una di pochi millimetri, senza alcun sintomo.

Diventa rilevante quando è maggiore, quando è progressiva o quando ha una causa identificabile. Le cause principali sono congenite — malformazioni presenti dalla nascita — oppure acquisite: esiti di fratture che hanno interessato una cartilagine di accrescimento, infezioni ossee, patologie neurologiche o vascolari.

2. Come si valuta

La visita comprende la valutazione del bacino in piedi, l'osservazione del cammino e la misurazione clinica della differenza. La conferma si ottiene con una radiografia sotto carico degli arti inferiori, che misura con precisione i singoli segmenti e distingue se la differenza riguarda il femore, la tibia o entrambi.

L'elemento decisivo, però, è un altro: la valutazione della crescita residua. Si stima attraverso l'età scheletrica e il confronto di misurazioni ripetute nel tempo, e serve a prevedere quale sarà la differenza a fine crescita. È questa previsione, non la misura di oggi, a guidare le decisioni.

Per questo motivo un bambino con dismetria viene rivisto periodicamente: una serie di misurazioni nel tempo vale più di una misurazione isolata.

3. Il trattamento

Le differenze contenute, entro pochi centimetri, in genere non richiedono trattamento chirurgico e possono essere compensate con un rialzo nella calzatura.

Per le differenze intermedie la strategia più elegante sfrutta la crescita: rallentando o arrestando temporaneamente l'attività della cartilagine di accrescimento dell'arto più lungo, si consente all'altro di recuperare. È un intervento contenuto, ma con una condizione stringente — deve essere eseguito nel momento giusto, calcolato sulla crescita residua. Troppo presto si sovracorregge, troppo tardi non si ottiene l'effetto.

Per le differenze maggiori si ricorre all'allungamento progressivo dell'osso, con dispositivi esterni o con sistemi impiantati internamente. È un percorso lungo, che richiede un impegno importante da parte del bambino e della famiglia, e va pianificato con obiettivi realistici.

4. Le malformazioni congenite

Comprendono un insieme eterogeneo di condizioni presenti alla nascita, che possono interessare la formazione o lo sviluppo di un segmento dell'arto superiore o inferiore.

Hanno in comune la necessità di un inquadramento precoce e di una pianificazione che copre l'intero periodo della crescita: raramente si tratta di un singolo intervento, più spesso di un percorso a tappe, in cui il momento di ciascun passaggio è determinato dallo sviluppo scheletrico.

In molti casi è utile una valutazione multidisciplinare, che affianchi all'ortopedico altre competenze quando la malformazione si inserisce in un quadro più ampio.

5. Cosa aspettarsi

Il messaggio che conta è quello sul tempo. In queste condizioni la finestra terapeutica è definita dalla crescita, e la crescita non si ferma ad aspettare. Una valutazione precoce, anche quando non porta a nessun trattamento immediato, serve a stabilire il calendario dei controlli e a intercettare il momento giusto per intervenire, se e quando servirà.