Patologie · Arti inferiori del bambino

Ginocchio valgo e ginocchio varo nel bambino

Gambe a X, gambe a parentesi: cosa rientra nello sviluppo normale e quando invece merita una valutazione.

1. Una forma che cambia con l'età

È tra i motivi di visita più frequenti in ortopedia pediatrica, e quasi sempre la risposta è rassicurante. Il motivo è che l'asse delle gambe non è fisso: cambia in modo prevedibile durante i primi anni di vita.

Il bambino nasce con le gambe leggermente arcuate verso l'esterno — un varismo fisiologico che si corregge spontaneamente. Intorno ai diciotto-ventiquattro mesi l'asse passa per una fase neutra, poi si sposta nella direzione opposta: tra i tre e i quattro anni la maggior parte dei bambini presenta un valgismo evidente, le cosiddette gambe a X, che è il momento in cui più spesso i genitori si allarmano. Da lì l'asse si riduce progressivamente fino a stabilizzarsi intorno ai sette-otto anni su valori vicini a quelli dell'adulto.

Conoscere questa sequenza è già metà della risposta: una gamba arcuata a un anno e una gamba a X a tre anni sono, nella grande maggioranza dei casi, tappe di uno sviluppo normale.

2. Quando invece merita una valutazione

Ci sono situazioni in cui il quadro non rientra nella variabilità fisiologica. Le più importanti:

  • l'asimmetria: una gamba visibilmente diversa dall'altra non è mai fisiologica;
  • la deviazione fuori tempo: un varismo che persiste o peggiora dopo i due anni, un valgismo che aumenta dopo i sette;
  • l'entità marcata: una deformità evidente a distanza, che il genitore nota camminando dietro al bambino;
  • la bassa statura associata, che può indicare una condizione generale dello scheletro;
  • il dolore, la zoppia o l'affaticamento durante il cammino;
  • il peggioramento progressivo documentato nel tempo;
  • una storia familiare di deformità scheletriche o di malattie metaboliche dell'osso.

Dietro a questi segnali possono esserci condizioni specifiche: la malattia di Blount, che colpisce la cartilagine di accrescimento della tibia; esiti di fratture che hanno interessato una cartilagine di crescita; alterazioni del metabolismo della vitamina D; displasie scheletriche.

3. Come si valuta

La visita comprende l'osservazione del bambino in piedi e in movimento, la misurazione della distanza tra le ginocchia o tra le caviglie, il confronto tra i due lati e la valutazione della rotazione degli arti, che spesso accompagna la deviazione sul piano frontale.

Quando l'inquadramento clinico non è sufficiente si esegue una radiografia degli arti inferiori sotto carico. È l'esame che consente di misurare l'asse meccanico dell'arto e di stabilire dove si trova esattamente la deformità: nel femore, nella tibia o in entrambi. Nel sospetto di una condizione metabolica o sistemica si aggiungono esami del sangue.

4. Il trattamento

Nella maggioranza dei casi il trattamento consiste nell'osservazione programmata: controlli a distanza per documentare l'evoluzione. Non esistono evidenze che plantari, tutori notturni o esercizi correttivi modifichino l'asse degli arti inferiori in una deviazione fisiologica.

Quando la deformità è reale e il bambino ha ancora crescita disponibile, esiste una possibilità che va conosciuta perché ha una finestra temporale precisa: la crescita guidata. Consiste nell'applicare un piccolo dispositivo su un lato della cartilagine di accrescimento, rallentandone temporaneamente l'attività: l'osso continua a crescere dall'altro lato e l'asse si corregge gradualmente da sé. È un intervento breve, poco invasivo, e il dispositivo viene rimosso una volta ottenuta la correzione.

Il punto che conta per una famiglia è il tempo: questa tecnica funziona solo finché il bambino ha crescita residua sufficiente. Attendere oltre significa perdere l'occasione di una correzione lieve e doverne considerare una più impegnativa.

A crescita conclusa, infatti, la correzione richiede un'osteotomia, cioè un taglio dell'osso con riallineamento e sintesi. È un intervento efficace e consolidato, ma di portata maggiore.

5. Cosa aspettarsi

Nella grande maggioranza dei casi la risposta è che non serve fare nulla, se non rivedere il bambino tra qualche mese. Nei casi in cui serve intervenire, l'obiettivo non è estetico: un asse alterato distribuisce male i carichi sulla cartilagine del ginocchio, e correggerlo durante la crescita significa proteggere l'articolazione a distanza di decenni.